C’è una foto perfetta della politica italiana contemporanea, e si trova a Firenze, dentro il patrimonio di un ente che si chiama Montedomini. Da un lato un Comune, guidato dal PD, che fa della lotta agli affitti brevi una bandiera identitaria. Dall’altro una sua partecipata che, di quegli stessi affitti brevi, ha fatto per anni una fonte di reddito, trasformando case destinate a famiglie povere, anziani, persone con disabilità in bed and breakfast per turisti.
I fatti, prima di tutto
L’ASP Montedomini è un ente pubblico partecipato dal Comune di Firenze, nato con una missione sociale: RSA per anziani, alloggi per chi non ha casa. Negli ultimi mesi è emerso che una parte consistente del suo patrimonio immobiliare, tra i 23 e gli 11 appartamenti, a seconda di chi fa il conteggio, è stata affidata a gestori privati che li hanno immessi nel circuito degli affitti turistici brevi, con margini che secondo alcune ricostruzioni arrivano a 4-5 volte il canone versato all’ente.
Il tutto mentre il Comune di Firenze, sindaca Sara Funaro (PD), portava avanti una linea pubblica di contrasto agli affitti brevi privati.
Le responsabilità politiche non nascono ieri. Le delibere che hanno aperto la possibilità di locare gli immobili di Montedomini anche a soggetti con finalità lucrative risalgono al 2015 e al 2018, sotto l’amministrazione di Dario Nardella. Sara Funaro, oggi sindaca, era allora assessora al sociale e alla casa proprio in quella giunta, e prima ancora, dal 2009 al 2014, vicepresidente dello stesso ente Montedomini. Una storia politica che si intreccia con la vicenda fin dall’inizio.
Il problema non è un funzionario distratto
Qui sta il punto che l’opinione pubblica fiorentina, e non solo, fatica ad accettare: una linea di continuità. Le stesse forze politiche che hanno governato Firenze per un decennio hanno scritto le regole, le hanno riconfermate, e solo ora, sotto la pressione di un comitato civico e di un esposto in Procura, scoprono il problema.Quanto a lungo la vicenda sarebbe rimasta sotto silenzio se nessuno l’avesse fatta esplodere?
Le opposizioni parlano di “circuito chiuso”: l’attuale presidente di Casa SpA è lo stesso amministratore che ha guidato Montedomini per oltre un decennio, e la delegata dell’assessorato al sociale risulta sistematicamente assente dalle commissioni chiave che hanno deciso le assegnazioni più controverse.
Sotto accusa, nel merito, ci sono l’ex presidente Luigi Paccosi, l’attuale governance dell’ente e l’assessore comunale al Welfare Nicola Paulesu, del quale il comitato Salviamo Firenze ha chiesto le dimissioni. Funaro, dal canto suo, respinge le accuse e parla di “falsità e strumentalizzazioni”, sostenendo che gli affitti brevi risalgano a un periodo in cui la normativa comunale li consentiva a tutti, prima dello stop introdotto successivamente.
Renzi, Nardella e la resa dei conti nel PD
Sulla vicenda si è inserito, con la consueta mancanza di sottigliezza, Matteo Renzi, che ha attaccato duramente la gestione Nardella rivendicando invece le proprie scelte da sindaco (2009-2014). È una mossa che va letta su due livelli: da un lato una critica di merito, che coglie un punto reale, furono le delibere del 2015 e del 2018 ad aprire la porta ai privati; dall’altro un’operazione di posizionamento, che permette a Renzi di colpire Nardella e ripulire la propria immagine in un colpo solo
Il silenzio di Schlein
E poi c’è lei, la segretaria nazionale del PD, Elly Schlein. Al momento in cui scrivo, non risulta essersi espressa pubblicamente sul caso Montedomini, nonostante la vicenda tocchi in pieno la credibilità di un’amministrazione del suo stesso partito, proprio sul tema, gli affitti brevi, su cui il PD ha costruito parte della propria narrazione identitaria degli ultimi anni.
Si può leggere questo silenzio in diversi modi. Il più benevolo: prudenza istituzionale, evitare di intervenire su una vicenda amministrativa locale ancora in corso d’accertamento. Il più critico, e a mio avviso il più plausibile: un partito attraversato da correnti interne, in cui prendere posizione su Funaro significa scontentare qualcuno, in un momento, con le liste del 2027 già in lavorazione e la pressione di Conte e di altri competitor nel campo largo, in cui Schlein non può permettersi di aprire un nuovo fronte interno. Un silenzio strategico, coerente con uno stile di leadership che negli ultimi anni ha spesso preferito attendere piuttosto che esporsi su vicende scomode.
Che tipo di leadership è quella che non riesce a esprimere un giudizio netto quando il proprio partito viene colto in flagrante contraddizione tra ciò che predica e ciò che fa?
