REDDITO UNIVERSALE PER TUTTI: PERCHE’ DIVENTERA’ PRESTO NECESSARIO?

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1200 euro al mese per ogni cittadino, senza condizioni. Con l’intelligenza artificiale che sostituisce milioni di lavoratori, il reddito universale diventa una necessità: se le macchine producono ma nessuno ha più un salario, il mercato crolla. I test dimostrano che questa misura non ferma il lavoro, ma aumenta il benessere. Il finanziamento arriverebbe tassando i profitti dell’automazione, distribuendo la ricchezza tecnologica a tutti.

Il Reddito di Base Universale (in inglese abbreviato con la sigla UBI), è una somma di denaro erogata regolarmente, individualmente e incondizionatamente a tutti i cittadini indipendentemente dal loro reddito o dalla loro occupazione.
Ci sono diverse ragioni, alcune etiche altre economiche, per le quali l’introduzione di questa misura sarà inevitabile, ma prima di parlare di questo, capiamo meglio di cosa si tratta utilizzando quattro criteri schematici e chiari. Il Reddito di Base Universale è:

-Universale: il reddito è versato a tutti, senza una valutazione delle risorse individuali. Non è soggetto a limiti di reddito, risparmio o patrimonio. Ogni persona, indipendentemente dall’età, dal ceto, dalla cittadinanza e dalla professione, ha il diritto di riceverlo;

-Individuale: chiunque ha il diritto al Reddito di Base Universale su base individuale. Questa misura deve essere indipendente dallo stato civile, dalle forme di convivenza o dalla configurazione familiare, oppure dal reddito o patrimonio di altri conviventi o familiari.

-Incondizionato: in quanto diritto umano e giuridico, il Reddito di Base Universale non è soggetto a nessuna condizione preliminare, che sia l’obbligo di svolgere un’attività lavorativa retribuita, di svolgere un lavoro socialmente utile o di comportarsi secondo ruoli predefiniti.

-Sufficiente: l’importo dovrebbe consentire un tenore di vita dignitoso, corrispondente alle norme sociali e culturali del Paese. Dovrebbe prevenire la povertà materiale e offrire l’opportunità di partecipare alla vita sociale. Nei Paesi in cui i redditi sono per lo più bassi e, di conseguenza, lo è anche reddito medio, per determinare l’importo del reddito di base si dovrebbe utilizzare come valore di riferimento, ad esempio, un paniere di beni e servizi, al fine di garantire una vita dignitosa, la sicurezza materiale e la piena partecipazione alla vita sociale.

Questa iniziativa viene spesso liquidata come un’utopia, ma la storia ci insegna che molto di ciò che un tempo sembrava impossibile (abolizione della schiavitù, pensioni, servizi pubblici), oggi è la norma.
La prima critica che spesso si sente è la seguente: iniziando ad erogare il reddito di base, tanti lavoratori sceglierebbero di smettere di lavorare e, di conseguenza, si creerebbe una grave mancanza di produttività che andrebbe a mandare in crisi il nostro sistema.
Questo però non sembra essere un problema concreto, per due motivi. Il primo è che diversi studi condotti testando forme di reddito universale (Finlandia 2017-2018, Kenya dal 2017) non hanno affatto mostrato un rilevante calo dell’occupazione, mentre hanno portato una maggiore diffusione del benessere psicologico. In altre parole, la maggior parte delle persone continuerebbe a lavorare, anche se avesse già un reddito garantito. Inoltre, dobbiamo pensare che siamo nel bel mezzo di una rivoluzione: la robotica e l’IA.
Ebbene, a causa di questi strumenti già milioni di lavoratori nel mondo hanno perso il lavoro in quanto sono stati sostituiti dalle macchine che producono di più e costano meno alle aziende. Nasce così un grande interrogativo: se la produttività aumenta, in quanto i robot producono di più e in modo più efficiente e le persone restano disoccupate e quindi senza salario, le cose prodotte dai robot chi le compra?
E’ quella la vera domanda a cui dobbiamo rispondere. L’unica soluzione possibile per evitare questo problema è dotare le persone di un reddito garantito, a prescindere dalla loro posizione lavorativa. Questo permetterebbe di continuare a vivere dignitosamente ed evitare che incomba una grave crisi di sovrapproduzione.
La seconda critica al reddito di base, forse la più grande, riguarda il costo: chi paga per tutto questo?
Ebbene, si sono già studiati diversi modi per riuscire a sostenere questo grande costo. Per rendere il reddito di base una realtà sostenibile, è necessario spostare il carico fiscale dalle persone alle rendite automatiche. Il pilastro principale è la Robot Tax: un prelievo sul valore generato dall’automazione; se un software sostituisce un dipendente, l’azienda versa allo Stato una parte del risparmio ottenuto per compensare i contributi persi. A questa si affiancano la Global Minimum Tax per impedire la fuga dei profitti delle grandi multinazionali tech nei paradisi fiscali e la Carbon Tax, che utilizza le sanzioni contro chi inquina per ridistribuire la ricchezza ai cittadini. In questo nuovo modello, la ricchezza prodotta dall’intelligenza artificiale non si accumula solo nelle mani di pochi, ma diventa il carburante per i consumi e il benessere dell’intera società.
Il Reddito di Base Universale sembra dunque inevitabile. Ci vorrà ancora del tempo, forse decenni prima che arrivi il momento di introdurlo, ma, prima o poi, dovremo farci i conti.

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