Patrimoniale: la posizione M5S lo allontana il campo largo

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Il 10% più ricco delle famiglie possiede il 60,6% della ricchezza netta del Paese. Il comitato “1%Equo” ha appena depositato in Cassazione una proposta di legge popolare che stima un gettito fino a 60 miliardi di euro da usare per sanità, istruzione, meno IRPEF sui lavoratori. I numeri ci sono, la domanda politica c’è, perché allora Conte frena? Perché le patrimoniali nazionali, da sole, non funzionano. Non è un’opinione: è storia economica. Francia e Germania le hanno introdotte e poi abolite. Quando i grandi patrimoni vedono arrivare una tassa nazionale, si spostano con capitali, residenze fiscali, società holding. Lo fanno facilmente, velocemente, legalmente. Il risultato è che lo Stato incassa meno del previsto e si ritrova con la colpa politica di “aver fatto la patrimoniale” senza averne i benefici. Conte lo sa. Lo ha detto chiaramente: 

“Un conto è una tassa sui grandi patrimoni a livello europeo, un conto è una patrimoniale secca a livello nazionale.” 

Non è un no alla giustizia fiscale. È un no a uno strumento che rischia di essere uno spot elettorale con conseguenze concrete negative. Fratoianni e Bonelli fanno la parte più comoda: alzare la bandiera, raccogliere il consenso di chi (giustamente) è indignato dalle disuguaglianze, e lasciare agli altri il compito di spiegare i limiti tecnici. È politica legittima. Ma non è governare. Il M5S ha già governato. Sa cos’è una proposta che suona bene e una che funziona davvero. Sa che la differenza tra le due, spesso, vale miliardi di euro di gettito che non arriva mai.

Cosa vuole davvero il M5S

La linea di Conte non è “proteggiamo i ricchi”. È: costruiamo una cornice europea che impedisca la fuga dei capitali, poi interveniamo in modo efficace. Nel frattempo, il Movimento lavora su strumenti alternativi: riforma dell’IRPEF, lotta all’evasione fiscale (che in Italia vale ancora 80-90 miliardi l’anno), tassazione delle rendite finanziarie. Non è una posizione esaltante da comunicare in trenta secondi. Ma è una posizione seria. Detto questo la posizione di Meloni è un’altra cosa. Il governo di centrodestra ha lasciato intatta la flat tax da 100.000 euro per i miliardari stranieri che trasferiscono la residenza in Italia. Ha difeso le rendite finanziarie. Ha costruito una riforma fiscale che alleggerisce il carico su chi già sta bene. Conte dice “non adesso, non così”. Meloni dice “mai, per nessuno, in nessun modo”. La differenza non è di stile. È di valori.

Gli italiani vogliono giustizia fiscale. Il M5S la vuole anche lui con gli strumenti giusti, nel contesto giusto. Non è la risposta più facile. È quella più onesta.

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