C’è una frase che il ministro Giuseppe Valditara ha pronunciato mercoledì 4 giugno 2026, subito dopo il voto definitivo del Senato, e che vale la pena rileggere con calma: “Tuteliamo i bambini dalla confusione della propaganda gender.” Propaganda, Gender, Confusione. Tre parole che, messe in fila, dicono tutto sull’impianto ideologico di questa legge e nulla sui problemi reali che i giovani italiani affrontano ogni giorno.
Perché mentre il Parlamento si occupava di “propaganda”, i dati raccontavano un’altra storia. Una storia fatta di corpi malati, di ragazze incinte a quattordici anni e di donne uccise da uomini che nessuno aveva mai insegnato ad amare senza possedere.
La legge. Cosa dice davvero.
Il testo è composto da tre articoli.
Il primo: nelle scuole secondarie di primo e secondo grado è obbligatorio acquisire il consenso scritto dei genitori prima di svolgere qualsiasi attività su temi legati a sessualità e affettività.
Il secondo: nelle scuole dell’infanzia e nelle elementari, queste attività sono vietate in ogni forma.
Il terzo: gli eventuali esperti esterni devono essere “professionisti seri” come ha tenuto a precisare il ministro, quasi che le associazioni che finora svolgevano questo lavoro fossero ciarlatani.
La Camera aveva approvato il provvedimento il 3 dicembre 2025 con 151 sì e 113 no. Il Senato l’ha confermato con 78 sì e 38 no. Numeri risicati, per una legge presentata come “riforma storica”. A esultare, insieme a Valditara, è stata l’associazione Pro Vita & Famiglia, che ha già annunciato la richiesta di un Osservatorio permanente per vigilare che la legge non venga “sabotata sui territori”. Segnale eloquente di chi considera questa norma uno strumento di controllo, non di tutela.
I numeri che Valditara non ha citato.
I dati del Centro europeo per le malattie infettive (ECDC) relativi al 2024 sono i peggiori del decennio. In Europa la gonorrea è triplicata tra il 2015 e il 2024, raggiungendo 106mila casi l’anno. La sifilide ha toccato i 46mila casi annui. Le infezioni congenite, trasmesse dalla madre al figlio al parto, sono quasi raddoppiate in un solo anno. Non stiamo parlando del Medioevo. Stiamo parlando del 2024.
In Italia, secondo il Centro Operativo AIDS dell’Istituto Superiore di Sanità, i casi di gonorrea sono cresciuti del 50%, quelli di clamidia del 25%, quelli di sifilide del 20%. All’ospedale Le Scotte di Siena, tra il 2024 e il 2025 i casi sono aumentati del 50% in un solo anno, con età media in calo: più della metà degli accessi riguarda under 25. Il Policlinico di Milano stima che un adolescente su venti contragga un’infezione sessualmente trasmessa. L’età media si abbassa di anno in anno.
Perché succede? “Molti ragazzi si avvicinano presto alla sessualità, ma non conoscono le infezioni, le loro conseguenze e i metodi di prevenzione”, spiega Valentina Mazzotta, responsabile dell’ambulatorio HIV e IST dell’ospedale Spallanzani di Roma. Tradotto: i ragazzi fanno sesso, ma nessuno gliel’ha spiegato. L’indagine OMS documenta che tra il 2014 e il 2022 l’uso del preservativo tra i giovani europei è sceso dal 70% al 61% tra i ragazzi, dal 63% al 57% tra le ragazze. Meno informazione, meno protezione.
Millenovecentoventinovemila bambini nati da madri minorenni.
Nel 2024 in Italia sono nati 1.829 figli da madri di età compresa tra i 14 e i 18 anni. Il garante regionale dei diritti del minore della Puglia, commentando i dati, non ha avuto dubbi: “Si conferma un dato allarmante, legato alla mancanza di una moderna educazione sessuale per i minori.” Nel 2023, su 3mila madri under 19, il 65% era meridionale, dove l’educazione sessuo-affettiva a scuola è più rara e i consultori più scarsi.
Dove manca informazione, aumentano gravidanze indesiderate, interruzioni volontarie e, nell’ombra, aborti clandestini di cui nessuno ha dati precisi. Una legge che vieta l’educazione sessuale alle elementari e la ostacola alle medie non protegge i bambini. Li lascia soli.
Il silenzio che uccide. Dai dati ai femminicidi.
Nel 2024 in Italia 113 donne sono state uccise. Sessantuno per mano del partner o dell’ex, 38 in ambito familiare. Nel 2022 erano state 130, nel 2023 120, nel 2024 118. Nel 2025 il Viminale ha registrato un calo a 97, dato positivo, ma con una precisazione doverosa: il ministero ha cambiato la cadenza di pubblicazione dei dati, passando dall’aggiornamento settimanale a quello trimestrale, con mesi di buchi. Anche i numeri, in questo Paese, vengono gestiti con discrezione.
Il 31 marzo 2025 Sara Campanella, 22 anni, viene accoltellata a Messina da un compagno di università che la ossessionava da due anni. Pochi giorni dopo, il corpo di Ilaria Sula, sua coetanea, viene trovato in una valigia gettata in un dirupo a Roma: uccisa dall’ex compagno. Due giovani donne, due uomini giovani, incapaci di accettare un rifiuto. La società si indigna, si commuove, poi dimentica. Ma la domanda resta: dove si impara che il no va rispettato? Che l’amore non è possesso?
Dopo quei femminicidi, una proposta di legge di iniziativa popolare per introdurre l’educazione sentimentale nelle scuole ha superato le 50mila firme in poche settimane. I cittadini avevano capito. Il Parlamento, evidentemente, no.
Il paradosso Valditara.
C’è un dettaglio che merita di essere sottolineato. Dopo il femminicidio di Giulia Cecchettin, nel novembre 2023, fu proprio Valditara ad annunciare in pompa magna il piano “Educare alle Relazioni”. Titolo impeccabile. Contenuto vago. Nessun obbligo. Poi, due anni dopo, lo stesso ministro ha costruito una legge che mette ostacoli burocratici esattamente a quell’educazione che diceva di voler promuovere. Prima la propaganda, poi il silenzio. Il tutto presentato come coerenza istituzionale.
UNESCO, OMS e Consiglio d’Europa raccomandano da anni percorsi di educazione sessuo-affettiva graduali, basati sulle evidenze scientifiche, da avviare fin dall’infanzia con contenuti adeguati all’età. In Italia, questa educazione non è mai stata inserita nei programmi ministeriali obbligatori: le scuole che la propongono lo fanno su base volontaria, spesso grazie ad associazioni del terzo settore. La nuova legge non colma questo vuoto — lo cementa.
Cittadinanzattiva ha parlato di “gravissimo passo indietro” e ha invitato le comunità scolastiche ad “attuare forme di disobbedienza civile”. Il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi ha chiesto un tavolo tecnico basato sulle evidenze. La FLC CGIL ha denunciato la compressione della libertà di insegnamento. L’opposizione compatta nel voto contrario ha definito la legge “antiscientifica”, “anacronistica”, “idoologica”.
Prevenire costa meno che curare. In ogni senso.
C’è un principio elementare in sanità pubblica: prevenire è più efficace e più economico che curare. Vale per le malattie sessualmente trasmissibili. Vale per le gravidanze indesiderate. Vale per la violenza di genere. Insegnare a un quindicenne come funziona il preservativo, cos’è il consenso, come si gestisce un rifiuto e come si riconosce una relazione tossica non è propaganda. È igiene. È civiltà. È il minimo che uno Stato debba ai propri cittadini.
Invece, con questa legge, l’Italia sceglie di affidare ai soli genitori un’educazione che i genitori spesso non hanno ricevuto a loro volta. Sceglie di lasciare che i ragazzi vadano a cercare risposte su Pornhub. Sceglie di scoprire tra dieci anni, tra i dati delle IST e i verbali dei tribunali, quanto è costata questa ideologia.
