Giorgia Meloni lavora da mesi a un’uscita di scena anticipata della legislatura, orientativamente tra marzo e aprile 2027, con elezioni in primavera. Ma la vera domanda non è quando, è come: election day con le comunali, oppure politiche separate? Nelle grandi città (Milano, Roma, Torino, Napoli, Bologna) il centrosinistra governa quasi ovunque, e un voto amministrativo in quelle piazze trascinerebbe verso le urne un elettorato storicamente ostile alla destra. Meglio dunque tenere le politiche separate, in anticipo, prima che le amministrative creino un “effetto domino” sfavorevole al governo nazionale. Il Quirinale, però, non ha intenzione di farsi commissariare dal calendario di Palazzo Chigi. La posizione di Mattarella è netta: uno scioglimento anticipato puramente tattico non porta automaticamente a nuove elezioni. La Costituzione prevede consultazioni, e non si può escludere che il Presidente incarichi qualcuno di verificare se esiste una maggioranza alternativa. Per Meloni, questa eventualità è il vero incubo: perdere il governo prima del voto, senza nemmeno potersi difendere alle urne.
Il centrodestra: unito nella forma, in movimento nella sostanza
La coalizione di governo tiene, ma non è più il blocco compatto del 2022. Tre variabili ne stanno ridisegnando gli equilibri dall’interno.
Fratelli d’Italia rimane il perno, con FdI intorno al 26-27%, ma in leggero calo rispetto ai massimi.
La Lega paga il prezzo Vannacci che ha avuto un effetto immediato e misurabile: il partito è sceso intorno al 6,7-7%, mentre Futuro Nazionale si attesta già al 3-3,7%. A Vigevano, al suo debutto nelle comunali, Vannacci ha sfiorato il 15%.
Forza Italia cresce gradualmente, consolidandosi intorno all’8-9%, ma Marina Berlusconi dice che un’alleanza con Vannacci non è accettabile.
Il saldo complessivo, con tutti questi pesi, è ancora favorevole al centrodestra — ma per la prima volta da anni il campo largo progressista lo ha superato nei sondaggi, almeno sulla carta.
Cosa deve fare il centrodestra per vincere
La partita del 2027 non è persa, ma non è nemmeno vinta. Per tornare a Palazzo Chigi, Meloni e i suoi alleati devono preparare il campo prima della battaglia.
come prima cosa decidere su Vannacci: dentro o fuori la coalizione. Lasciarlo fuori perde voti portarlo dentro significa rompere con l’ala moderata. La soluzione più praticabile è un patto elettorale informale, senza fusioni né bandiere ma richiede che Vannacci accetti una linea atlantista sull’Ucraina che finora non gli appartiene. seconda cosa è riformare la legge elettorale. Il Rosatellum attuale, con i collegi uninominali, rischia di penalizzare il centrodestra
Il tempo c’è ancora, ma non è infinito. E la prossima legislatura , quella che sceglierà anche il nuovo Capo dello Stato, vale troppo per permettersi di arrivare impreparati.
