Ci sono scelte amministrative che restano nell’alveo della gestione ordinaria, e scelte che segnano un prima e un dopo. L’inserimento del depaving, la depavimentazione sistematica del suolo urbano, nel Piano urbanistico comunale di Genova appartiene alla seconda categoria. Non perché sia una rivoluzione improvvisa, ma perché trasforma una pratica finora sperimentale in un criterio strutturale di governo del territorio. E lo fa, per la prima volta in Italia, dentro uno strumento urbanistico vincolante.
La delibera è stata approvata dalla giunta Salis il 26 marzo 2026, su proposta dell’assessora all’Urbanistica Francesca Coppola. Il contenuto è tecnico ma la portata è politica: suolo e verde vengono riconosciuti come infrastrutture ecosistemiche, al pari di strade e fognature. Il consumo di suolo zero diventa principio di riferimento. E la depavimentazione, cioè la rimozione di superfici impermeabili da sostituire con terreno permeabile, alberi, aiuole drenanti, rain garden, viene promossa sia negli interventi pubblici sia in quelli privati, con incentivi economici concreti.
Genova, annuncia la sindaca Silvia Salis, «non si limiterà a ridurre il consumo di suolo: invertirà la rotta».
Gli effetti attesi
Sul rischio idraulico: superfici permeabili rallentano e riducono il deflusso superficiale, alleggerendo le reti fognarie e diminuendo il rischio di allagamenti.
Sul microclima: meno asfalto e più vegetazione riducono l’accumulo di calore diurno e la sua restituzione notturna — effetto diretto sulle temperature percepite nei quartieri densi.
Sulla salute pubblica: l’OMS collega gli spazi verdi urbani a benefici fisici e mentali documentati, inclusa la riduzione dell’esposizione a inquinanti atmosferici e rumore.
Sulla biodiversità: il ripristino di suolo naturale crea habitat per insetti impollinatori e avifauna, contribuendo alla rete ecologica urbana.
Sul benessere psicologico: spazi pubblici meno minerali e più verdi migliorano la qualità percepita degli ambienti, incentivano la frequentazione e la coesione sociale.
Nessuno di questi effetti è automatico, né immediato. La buona depavimentazione richiede progettazione seria, materiali adeguati, manutenzione continuativa. L’intasamento delle pavimentazioni permeabili è uno dei rischi reali se non gestite correttamente. Ma il punto di partenza, riconoscere il suolo come infrastruttura e non come sfondo, è già di per sé un cambio di paradigma.
E i cambi di paradigma iniziano sempre da qualche parte. Questa volta, da Genova.
